Interessi di mora su un prestito: cosa sono e come si calcolano

Interessi di mora su un prestito: quale tasso si applica nel 2026, formula ed esempi in euro, soglia d'usura e cosa fare se una rata è già scaduta.

Pubblicato il 2026-10-21

Interessi di mora su un prestito: cosa sono e come si calcolano

Interessi di mora su un prestito: cosa sono e come si calcolano

Verifica delle condizioni di mora del prestito

Se salti o paghi in ritardo una rata del prestito, sull’importo scaduto iniziano a maturare gli interessi di mora: una somma in più, calcolata giorno per giorno, che risarcisce la banca o la finanziaria per il ritardo. Il tasso lo fissa il tuo contratto. Se il contratto non dice nulla, si applica il tasso legale, che nel 2026 è dell’1,60% annuo. In ogni caso c’è un tetto, la soglia d’usura. Qui trovi cosa significano, quale tasso si applica nel tuo caso, la formula con esempi in euro e cosa fare quando una rata è già scaduta.

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In breve

Indice

Cosa significano gli interessi di mora

“Mora” è il ritardo colpevole nel pagare un debito. Gli interessi di mora, detti anche interessi moratori, sono la somma che il debitore deve al creditore proprio per quel ritardo: non remunerano il prestito, lo sanzionano.

Il diritto italiano distingue tre tipi di interessi: i corrispettivi, che pagano il vantaggio di avere denaro altrui a disposizione, i moratori, legati al ritardo, e i compensativi. Nella rata del tuo prestito c’è la quota di interessi corrispettivi, quelli che derivano dal TAN. Quando una rata scade e non la paghi, su quella somma subentrano gli interessi moratori: secondo il glossario di BPER Banca, una volta maturato il ritardo questi sostituiscono gli interessi corrispettivi.

Di solito il tasso di mora è più alto di quello ordinario. Lo ricorda anche il Consiglio Nazionale del Notariato, che lo descrive come generalmente superiore al tasso applicato al finanziamento. È logico: deve scoraggiare il ritardo.

Per una rata con scadenza fissa, il contratto di solito fa partire la mora dal giorno dopo la scadenza, senza bisogno di solleciti. Controlla comunque le condizioni generali del tuo finanziamento: lì trovi la data esatta da cui si contano i giorni e la base su cui si calcolano gli interessi, cioè l’intera rata scaduta o solo una sua parte.

Quale tasso si applica al tuo prestito

Qui nasce la maggior parte degli errori. In rete trovi tassi molto diversi, dall’1,60% al 10,40%, e sembrano tutti “il tasso di mora”. In realtà valgono in situazioni diverse.

Situazione Tasso di mora applicabile Riferimento
Prestito personale o mutuo con tasso di mora nel contratto Il tasso pattuito, entro la soglia d’usura Contratto firmato
Contratto senza tasso di mora, interessi ordinari superiori al legale Lo stesso tasso degli interessi ordinari Art. 1224 c.c.
Debito di denaro senza interessi pattuiti (ad esempio un prestito tra privati) Tasso legale: 1,60% annuo nel 2026 Art. 1284 c.c. e decreto MEF
Fattura non pagata tra imprese o verso la PA Tasso BCE di riferimento + 8 punti: 10,40% nel secondo semestre 2026 D.Lgs. 231/2002

Il contratto viene prima di tutto

Per un prestito personale, una cessione del quinto o un mutuo, il tasso di mora è quasi sempre scritto nel contratto e nelle informazioni precontrattuali che ricevi prima di firmare. Cerca le voci “tasso di mora”, “interessi moratori” o “interessi per ritardato pagamento”. Spesso è espresso come tasso del finanziamento più qualche punto percentuale.

Se il contratto non dice nulla

Vale il codice civile. L’art. 1224 stabilisce che nei debiti di denaro, dal giorno della mora, sono dovuti gli interessi legali, anche se prima non erano previsti e anche se il creditore non prova di aver subito un danno. Se però prima della mora erano dovuti interessi più alti del tasso legale, gli interessi moratori si pagano nella stessa misura. Tradotto: su un prestito con TAN al 7%, in assenza di una clausola specifica, anche la mora corre al 7%.

Il tasso legale lo aggiorna ogni anno il Ministero dell’Economia. Per il 2026 il decreto MEF del 10 dicembre 2025 lo ha fissato all’1,60%, contro il 2,00% del 2025. Trovi la serie e un esempio di calcolo nella nostra guida al tasso di interesse legale 2026.

Il tasso delle transazioni commerciali non riguarda le rate

Molte pagine che spiegano gli interessi di mora parlano in realtà del tasso previsto dal D.Lgs. 231/2002 per i ritardi nei pagamenti tra imprese e verso la pubblica amministrazione. Si calcola sommando il tasso di riferimento della BCE comunicato dal MEF a una maggiorazione di 8 punti. Per il primo semestre 2026 il tasso di riferimento era il 2,15%, quindi la mora commerciale era al 10,15%. Per il periodo dal 1° luglio al 31 dicembre 2026 il MEF lo ha portato al 2,40%, per un tasso complessivo del 10,40%.

Se sei un privato con una rata del finanziamento in ritardo, questo tasso non ti riguarda. Ti riguarda se hai una ditta individuale, sei un professionista con fatture da incassare o un’impresa che paga in ritardo un fornitore. Per capire come si muovono i tassi BCE e perché influenzano anche le rate variabili, vedi tassi BCE e mutui.

Il tetto massimo: la soglia d’usura

Il tasso di mora non può essere alto a piacere. La Legge 108/1996 fissa le soglie oltre le quali un tasso è usurario, e BPER Banca ricorda che il tasso di mora non deve mai superarle, pena la nullità della clausola.

La Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 19597 del 18 settembre 2020, ha chiarito che la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori. Se la clausola di mora supera la soglia, cade quella clausola, ma restano dovuti gli interessi corrispettivi pattuiti, purché legittimi.

Le soglie cambiano ogni trimestre e variano per tipo di finanziamento. Per il quarto trimestre 2026, dal 1° ottobre al 31 dicembre, la soglia per il credito personale è il 19,10%, su un tasso medio rilevato del 12,08%. Per verificare il tuo contratto confronta il tasso di mora con la soglia valida nel trimestre in cui hai firmato, per la stessa categoria di finanziamento. Se il calcolo è al limite o il contratto è complesso, fallo controllare da un avvocato esperto di diritto bancario o da un’associazione dei consumatori prima di contestare qualcosa alla banca.

Ricorda anche che il costo totale di un prestito non coincide con il TAN: la differenza tra TAN e TAEG spiega quali spese entrano nel conto.

Come si calcolano gli interessi di mora

La formula dell’interesse semplice, usata per la mora, è:

Interessi di mora = importo scaduto × tasso annuo × giorni di ritardo ÷ 365

Per applicarla senza errori segui questi passaggi.

  1. Individua l’importo su cui si calcola. Di solito è la rata scaduta e non pagata. Alcuni contratti indicano una base diversa: verifica le condizioni generali.
  2. Trova il tasso giusto. Quello di mora del contratto; se manca, il tasso ordinario del prestito se superiore al legale; altrimenti il tasso legale dell’anno.
  3. Conta i giorni. Dal giorno successivo alla scadenza fino al giorno del pagamento compreso, salvo regole diverse nel contratto.
  4. Applica la formula e arrotonda al centesimo solo alla fine.
  5. Ripeti per ogni rata scaduta, perché ognuna ha la sua data di partenza, e somma i risultati.

Esempio 1: una rata pagata con 30 giorni di ritardo

Hai una rata da 300 € e il contratto prevede un tasso di mora del 9% annuo. Paghi con 30 giorni di ritardo.

300 × 0,09 × 30 ÷ 365 = 2,22 €

Elementi che compongono il calcolo degli interessi di mora

Se invece il debito fosse un prestito tra privati senza interessi pattuiti, varrebbe il tasso legale 2026:

300 × 0,016 × 30 ÷ 365 = 0,39 €

Esempio 2: tre rate arretrate

Stesso prestito, rata da 300 € e mora al 9%. Non paghi tre rate consecutive e saldi tutto insieme: la prima ha 90 giorni di ritardo, la seconda 60, la terza 30.

Totale interessi di mora: 13,32 €, oltre ai 900 € di rate. Somme contenute, ma a queste la banca può aggiungere le spese di sollecito previste dal contratto, che spesso pesano più degli interessi.

Esempio 3: una fattura tra imprese

Un’impresa incassa con 60 giorni di ritardo una fattura da 5.000 €, scaduta nel secondo semestre 2026. Tasso commerciale 10,40%:

5.000 × 0,104 × 60 ÷ 365 = 85,48 €

Quando il ritardo attraversa più periodi

L’errore più comune nei calcoli fai da te è applicare un solo tasso a tutto il ritardo, anche quando nel frattempo il tasso è cambiato. Il tasso legale cambia di norma il 1° gennaio, quello commerciale ogni semestre. Se il ritardo scavalca una di queste date, devi dividere il periodo, calcolare gli interessi di ciascun tratto con il suo tasso e poi sommarli.

Esempio: una fattura da 10.000 € scaduta il 31 maggio 2026 viene pagata il 31 luglio 2026.

Periodo Giorni Tasso Interessi
1-30 giugno 2026 30 10,15% 83,42 €
1-31 luglio 2026 31 10,40% 88,33 €
Totale 61 171,75 €

Con un tasso unico al 10,40% avresti ottenuto 173,81 €: pochi euro di differenza qui, ma su importi alti e ritardi lunghi lo scarto cresce. Lo stesso vale per un prestito personale con mora al tasso legale: un ritardo iniziato a dicembre 2025 e chiuso a febbraio 2026 va calcolato al 2,00% per i giorni del 2025 e all’1,60% per quelli del 2026.

Una nota sugli interessi sugli interessi. L’anatocismo è regolato dall’art. 1283 del codice civile e, per banche e finanziarie, da regole specifiche del settore: in generale gli interessi di mora non si sommano al capitale per produrre altri interessi. Se in un conteggio della banca vedi interessi calcolati su interessi già maturati, chiedi spiegazioni per iscritto.

Il costo vero di un ritardo: la Centrale dei Rischi

Su una rata gli interessi di mora valgono spesso pochi euro. Il danno più serio di un ritardo che si prolunga è la reputazione creditizia, che pesa su ogni richiesta di finanziamento futura.

La Centrale dei Rischi della Banca d’Italia raccoglie i finanziamenti pari o superiori a 30.000 euro; la soglia scende a 250 euro quando il cliente viene classificato “a sofferenza”, cioè in grave difficoltà non temporanea. Una singola rata saltata non porta automaticamente a una segnalazione negativa. Come spiega L’economia per tutti della Banca d’Italia, la prima volta che sei in ritardo la banca deve avvisarti, e le altre banche vedono la segnalazione solo dopo almeno 15 giorni dall’invio del preavviso. Quei giorni sono la tua finestra per regolarizzare.

Il costo vero di un ritardo: la Centrale dei Rischi — overview diagram

Una segnalazione negativa può rendere più difficile ottenere un mutuo o farti offrire condizioni peggiori. Per questo, se le rate cominciano a pesare troppo, conviene guardare il proprio rapporto rata/reddito prima che il problema diventi un ritardo.

Cosa fare se una rata è già scaduta

  1. Paga il prima possibile, anche solo la rata più vecchia: ogni giorno in meno riduce gli interessi e allontana la segnalazione.
  2. Leggi il preavviso della banca e annota la data di invio: da lì partono i 15 giorni.
  3. Recupera il contratto e cerca tasso di mora, spese di sollecito e clausole sulla decadenza dal beneficio del termine, cioè la possibilità per la banca di chiedere subito tutto il debito residuo dopo più rate non pagate.
  4. Rifai il conto con la formula: importo, tasso, giorni. Se la cifra richiesta è molto diversa, chiedi il dettaglio per iscritto.
  5. Contatta la banca prima che lo faccia lei, se prevedi altre difficoltà: sospensioni, rinegoziazioni o allungamenti costano quasi sempre meno di una sofferenza.
  6. Fatti aiutare se il debito è già passato a una società di recupero crediti o se hai dubbi sull’usura: un avvocato o uno sportello di un’associazione dei consumatori può verificare i conteggi.

Il nostro punto di vista

Ogni giorno vediamo persone cercare “il tasso di mora” come se fosse un numero unico. Non lo è, ed è il primo motivo per cui i conti fatti da soli non tornano: chi ha una rata del prestito in ritardo applica il 10,40% delle fatture commerciali, chi ha una fattura applica l’1,60% del tasso legale, e nessuno dei due legge il proprio contratto.

Il nostro approccio è sempre lo stesso: prima la fonte, poi la formula, poi il numero. Per questo nelle nostre spiegazioni indichiamo il decreto o l’articolo da cui viene ogni tasso e i limiti del calcolo. Un risultato che non sai da dove arriva non ti aiuta a discutere con la banca.

C’è poi una questione di proporzioni. Gli interessi di mora su una rata sono quasi sempre una cifra piccola. Se sei in ritardo, l’energia va spesa per chiudere il ritardo entro la finestra del preavviso, non per contestare pochi centesimi. Quando invece il debito è grande, il ritardo è lungo e la banca chiede una cifra complessiva, separare capitale, interessi ordinari e mora è il primo passo per capire se una proposta di rientro è sostenibile.

— Nkosi

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Domande frequenti

Gli interessi di mora si aggiungono agli interessi normali del prestito?

No, sulla somma scaduta li sostituiscono. Da quando la rata è in ritardo, su quell’importo corrono gli interessi moratori al posto di quelli corrispettivi. Sulle rate non ancora scadute continui invece a pagare gli interessi ordinari previsti dal piano di ammortamento.

Qual è il tasso di mora se il contratto non lo indica?

Si applica l’art. 1224 del codice civile: il tasso legale, 1,60% annuo nel 2026. Se però il prestito prevedeva già interessi ordinari superiori al tasso legale, la mora si calcola allo stesso tasso degli interessi ordinari.

La banca può chiedere un tasso di mora qualsiasi?

No. Il tasso di mora deve restare sotto la soglia d’usura valida per quel tipo di finanziamento, aggiornata ogni trimestre. Secondo le Sezioni Unite della Cassazione, se la supera la clausola di mora è nulla, ma restano dovuti gli interessi corrispettivi pattuiti.

Dopo quanti giorni di ritardo si finisce in Centrale dei Rischi?

Non dopo una sola rata saltata. Al primo ritardo la banca deve mandarti un preavviso, e le altre banche vedono la segnalazione solo dopo almeno 15 giorni dall’invio. Se regolarizzi entro quel termine puoi evitare che il ritardo diventi visibile al sistema.

Gli interessi di mora si pagano anche sui prestiti tra privati?

Sì. Se presti denaro a un amico e la restituzione arriva in ritardo, dal giorno della mora sono dovuti gli interessi legali, anche se non avevate concordato interessi. Per partire da una data certa conviene fissare per iscritto la scadenza o mandare una richiesta formale di pagamento.

Fonti

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